Catalogo
Una cantina costruita bottiglie per bottiglie
Morbelli e Figli ha aperto i battenti a Torino nel 1987, in un locale al piano terra di via Monferrato che mio padre Graziano aveva preso in affitto con tre mesi di caparra e un'idea abbastanza semplice: vendere vino buono alla gente del quartiere. Trentasette anni dopo il catalogo conta oltre quattrocentocinquanta referenze, ma il criterio di selezione non è cambiato molto. Si assaggia, si discute, si decide. Niente schede tecniche lette in ufficio, niente acquisti a scatola chiusa.
Mia sorella Federica gestisce i rapporti con i produttori del Piemonte e della Valle d'Aosta. Io mi occupo principalmente di Borgogna, Loira e di qualche piccola zona spagnola che seguiamo da anni. Ci dividiamo il lavoro così da quando siamo entrati entrambi nell'azienda, lei nel 2004 e io nel 2009, e il sistema funziona perché ciascuno conosce davvero il territorio che segue.
Piemonte: il cuore del catalogo
Non potrebbe essere altrimenti, stando a Torino. Il Piemonte occupa quasi un terzo del catalogo complessivo e dentro quella sezione c'è di tutto: Barolo e Barbaresco da produttori storici come quelli delle Langhe che lavoriamo da vent'anni, ma anche Grignolino del Monferrato Casalese, Ruché di Castagnole Monferrato e qualche Timorasso dell'Oltrepò che la maggior parte delle enoteche torinesi fatica ancora a piazzare. Noi ci crediamo dal 2011 e i clienti che abbiamo convinto a provarlo quella prima volta sono diventati acquirenti abituali.
Per il Barolo lavoriamo con una selezione ristretta. Preferiamo conoscere bene dieci cantine piuttosto che avere in catalogo trenta etichette di cui sappiamo poco. Questo significa che quando un cliente ci chiede di una bottiglia specifica, siamo in grado di raccontare l'annata, come è andata la raccolta, se il produttore ha cambiato qualcosa in cantina rispetto all'anno prima. Non è teoria, è roba che impari andando sul posto.
Vini naturali e rifermentati
Dal 2016 abbiamo aperto una sezione dedicata ai vini prodotti con intervento minimo in cantina: niente filtrazioni aggressive, solforosa ridotta o assente, fermentazioni con lieviti indigeni. Non è una moda per noi. È semplicemente che alcuni produttori che seguiamo hanno iniziato a lavorare in questo modo e i vini erano buoni, quindi li abbiamo messi in catalogo. La sezione oggi conta circa sessanta etichette tra bianchi, rossi e qualche rifermentato in bottiglia che Federica ha trovato in un piccolo agriturismo vicino ad Asti nel 2019 e che ora vendiamo regolarmente.
Francia: Borgogna, Loira e qualcosa di Alsazia
Il rapporto con la Francia è cominciato per caso, come spesso succede. Nel 2001 Graziano è andato a Beaune per una fiera e ha stretto amicizia con un piccolo vigneron di Gevrey-Chambertin che all'epoca produceva pochissime bottiglie e non aveva quasi distribuzione in Italia. Oggi quella cantina è molto più conosciuta, ma noi siamo rimasti tra i pochi importatori diretti perché il rapporto personale è rimasto intatto.
Sulla Loira puntiamo forte sui bianchi di Muscadet e sui Chenin Blanc di Savennières e Vouvray. Sono vini che reggono bene gli abbinamenti con i piatti di pesce di lago che si trovano ancora in certi ristoranti piemontesi, e che soprattutto invecchiano in modo interessante. Abbiamo in magazzino qualche annata vecchia di Vouvray, roba del 2008 e del 2012, che proponiamo a chi è disposto ad aspettare il momento giusto per aprirla.
Spumanti e Champagne
Lo Champagne lo selezioniamo quasi esclusivamente da récoltants-manipulants, cioè da vigneron che coltivano le proprie uve e vinificano in proprio. Niente grandi maison nel nostro catalogo, non per snobismo, ma perché i piccoli produttori che seguiamo offrono una variabilità e una leggibilità del territorio che i blend industriali non riescono a dare. Alcune di queste etichette arrivano in quantità molto limitate e le riserviamo ai clienti che ce le chiedono con anticipo.
Per il bollicine italiano lavoriamo con il Franciacorta di due cantine che visitiamo ogni anno ad ottobre, e con un Alta Langa che un produttore di Canelli ha cominciato a fare nel 2014 e che per noi rimane ancora il più interessante tra i metodo classico piemontesi.
Come aggiorniamo il catalogo
Due volte l'anno, in primavera e in autunno, facciamo un giro di assaggi sistematici. Alcune settimane le passiamo in cantina dai produttori, altre le dedichiamo a sessioni qui a Torino dove invitiamo anche qualche cliente abituale a partecipare. Non è marketing, è davvero il modo in cui decidiamo cosa entra e cosa esce. Se un vino non ci convince due annate di fila, lo togliamo. Se troviamo qualcosa di nuovo che vale, lo aggiungiamo anche a metà anno. Il catalogo non è fisso, cambia, e questo secondo noi è un bene.